Matteo Oriani, the blog super-contributor, talks about the poetic, tender, metaphysical universe of Mister G.

Per mesi un elegantissimo libricino nero mi ha tenuto compagnia.
L'ho portato ovunque dentro il mio zainetto e ogni tanto lo tiravo fuori per rimirare il suo immaginifico contenuto.
Ha l'aspetto di una Moleskine ma, a differenza dei famosi taccuini da viaggio, il “mio” libricino è pieno di foto.
Era gennaio quando Thorimbert mi ha scritto un sms carico di eccitazione.
Più o meno diceva: “Ho qui un libro di foto di rara bellezza. Sarebbe bello condividerlo sul blog”.
Eccolo, il Librino, insieme al contenuto del mio zainetto:



Le fotografie che animano le pagine del libro sono realizzate da Gilbert Garcin, classe 1929, ex venditore di lampadari.
Una volta andato in pensione ha cominciato a scattare.
Cosa che non aveva mai fatto prima.
Ha scoperto, ormai avanti negli anni, il modo di liberare il suo genio creativo con una macchina fotografica analogica.
Ha voluto rappresentare i ricordi, le esperienze, le elaborazioni mentali della sua vita di uomo qualunque, offrendoci una specie di autobiografia artefatta del Signor Nessuno.
Lo ha fatto e lo fa tutt'ora nel modo più diretto possibile, creando immagini evocative e visionarie con una tecnica super artigianale, fotografando in bianco e nero le scenografie costruite con forbici, taglierini, colla, spago, sassi e oggetti di uso quotidiano dove egli stesso recita, inserito con la tecnica del collage, il ruolo dell'uomo qualunque.
I contesti sono paradossali e trattano temi filosofeggianti come il trascorrere del tempo, l'esistenza umana, la solitudine, i rapporti tra uomo e donna.
Le didascalie delle fotografie offrono la chiave di lettura per l'interpretazione delle immagini e fanno parte integrante e inscindibile delle opere.
Le sue immagini hanno la stessa intensità, lo stesso linguaggio sintetico delle poesie.



                   La cupidigia                    La condizione umana



                     Il segno                                 Al centro



            Quando il vento arriverà            Le praterie non sono più verdi




               L'unione                    Uno sguardo sull'arte contemporanea



                                              La rottura



               L'ambizioso                                 Divergenze




                     La partenza                       Il porto di Attracco

Quel signore anziano, quasi calvo, con la schiena un po' curva e un cappotto demodè, è lo stesso Garcin che ci accompagna nelle sue rappresentazioni, regolarmente pervase da una piacevolissima vena ironica e malinconica.
Alcune volte la moglie, donna dotata di santa pazienza, dedizione e capacità di sopportazione, appare sulla scena da co-protagonista.

Gilbert Garcin ha sentito forte il bisogno di esprimere se stesso, la sua visione del mondo, dopo una vita apparentemente ordinaria.
E l'ha sviluppato, questo bisogno, con l'arte della fotografia che gli ha permesso di liberare qualcosa dentro di se in quel momento che segnava una svolta nella sua esistenza: il momento della fine delle responsabilità, dei doveri, degli orari e dei ritmi imposti dalla vita lavorativa di chi deve portare a casa la pagnotta e, per forza, deve scendere a compromessi senza tante “distrazioni”.
E' affascinate vedere come l'impeto creativo può arrivare in qualsiasi momento, con qualsiasi cultura, educazione ed esperienza.
Ancora una volta è evidente come la tecnica e l'attrezzatura fotografica siano semplici strumenti al servizio di chi ha qualcosa da dire e che permettono di esprimere il bisogno e la voglia di comunicare i propri sentimenti e le proprie visioni e interpretazioni dell'esistenza umana.
E' molto stimolante, per noi osservatori, interpretare queste fotografie e ritrovare un po' di noi stessi e del nostro mondo lì dentro.

Mi si riempie il cuore di gioia nel vedere come un uomo ormai ultraottantenne si dia ancora da fare per mettere in scena con ironica acutezza le misere debolezze umane e ridere di se stesso e di tutti noi.



                   Il tempo universale           Il mulino dell'oblio

“Il mulino dell'oblio” è la rappresentazione emblematica di come Garcin interpreta un aspetto della misera condizione umana, con il suo personalissimo sense of humor.
Ci adattiamo alla nostra sorte continuando imperterriti il cammino lento e faticoso che ci fa muovere in cerchio, senza andare da nessuna parte, cancellando le tracce del nostro passaggio ma rinnovando, ad ogni giro, il nostro percorso.
Lasciamo tracce profonde che scompaiono, annullate dal peso delle nostre dolorose fatiche. Per andare dove? E perché?

Matteo Oriani.
Editor at large, The blog behind the images.

Matteo Oriani è un fotografo.
Colto ed acuto osservatore delle immagini e delle menti che le producono.
Insieme a Raffaele Origone forma il duo professionale Oriani-Origone.
Nelle loro foto danno vita ad oggetti altrimenti inanimati. 


Gilbert Garcin
Mister G.
124 pagine
Postcard edizioni
25,00 euro

Mister G appears thanks to Francesca S.


Please, please, click on the pictures to enlarge.




Just kids
























Patti Smith e Robert Mapplethorpe.

Credevano in loro stessi e nella loro arte.
Ci credevano totalmente, ci hanno creduto sempre, anche quando erano i soli a farlo.
Non si sono arresi mai.
Avrebbero trovato la strada, il loro modo, unico, inconfondibile, di esprimersi.
Si sono amati di un amore che superava ogni idea preconcetta, ogni formula, e ogni aspettativa.
Si sono amati per sempre, adattando il loro sentimento al divenire delle loro identità.
Hanno amato l’arte dell’altro come la propria, forse anche di più.
Hanno percorso tutte le strade, battuto ogni angolo di New york e ogni recesso della loro anima per riconoscersi pienamente in loro stessi.
Hanno frequentato tutti i posti, quelli "giusti" e quelli terribilmente sbagliati.
Insieme hanno condiviso e inventato, creato, dipinto, scritto, fotografato, recitato, cantato, suonato, disegnato.
Hanno fatto, letteralmente, la fame, hanno dormito per strada, ma hanno sempre abitato loro stessi.

"L'ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi col sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta."

Mamma mia che storia questa. Quante lacrime ho versato alla fine.

Da sempre dico: "nei miei workshop non insegno fotografia, ma, attraverso la fotografia, promuovo l’unica vera necessità di ogni artista: accettare completamente se stesso".

Ecco, finalmente ho trovato il mio libro di testo.

Qui dentro, insieme a tante storie e immagini, c’è tutto quello che bisogna assorbire.
C’è indicata una strada che tutti possiamo fare.
Just kids è liberatorio.

Un libro che ti fa venire una voglia matta di creare, di sperimentare, di amare.

Patti Smith
Just kids
Feltrinelli, 293 pages, 19,00 Euro

English translation:

They believed in themselves and in their art.
They did it deeply and restlessly, even when they were the only ones. And never gave up.
They would find the way, their own way, that unique and unmistakable expression.
They loved each other with a love that went far beyond any preconceived idea, formula and expectation.
They cherished each other forever, adapting their feelings to the evolution of their identities.
They loved each other’s art as their own, maybe even more.
They walked all the streets, explored every corner of New York and every recess of their souls to fully acknowledge themselves.
They hung out in all places, the "cool" ones and the terribly wrong ones.
Together they shared and invented, created, painted, wrote, photographed, acted, sang, played, drew.
They literally starved, slept in the streets, but always lived within themselves.

"The last image of him was like the first. A young man sleeping wrapped in light, who opened his eyes with the smile of one who had recognized the woman he had always known."

My goodness, what a story. How many tears I shed at the end.

I always say: "In my workshops I don’t teach photography, but, through photography, I promote the only real need of an artist: to completely accept himself."

Well, I finally found my textbook.

Here, together with many stories and images, there is everything you need to assimilate.
It’s being shown a path that everyone can walk.
“Just kids” is liberating.

A book that makes you eager to create, to experience, to love.


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Let the images talk: "Neo borghese" a fashion essai for Io Donna Magazine, styled by Silvia Meneguzzo.



















Here below the backstage, masterly shot by Giorgio Serinelli:























Here below the backstage video:



"Neo Borghese"

Photographed by Toni Thorimbert
Styled by Silvia Meneguzzo

Assisted by Flavia Galantini

Hair: Gianluca Guaitoli
Makeup: Roman Gasser


Backstage photography and video: Giorgio Serinelli.

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Postcards from Miami




A room with a view. Room 1040, The James hotel.



Backstage #1, The James Hotel



Backstage #2 The James Hotel



Obey Miami@art district



Kenny Sharf@art district



Invader is all over in Miami



A morning with a view, room 1040, The James Hotel.



The Everglades #1



The Everglades #2



The everglades #3



The Everglades #4



Time fly



"La coscienza di Zano" (Thanks to Alberto Zanoletti for the cigarette)



Full moon Miami



21th floor #1



21th floor #2



American tabloid



Palm and tarots.



A room with a view, room 1040, The James Hotel. 6,00am



Downtown Miami #1



Downtown Miami #2



Parking lot



Urban chaos


All pictures shot by Toni Thorimbert with an Iphone 4S and Instagram in Miami and the Everglades during locations scouting and an advertising shooting from 20th to 28th April 2013

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